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Generazioni a confronto in azienda. Il gap si colma con la formazione

Published on 12 maggio 2016

di Daniela Gomiero

Per la prima volta nella storia, nelle aziende possono convivere fino a quattro generazioni che presentano sistemi di valori, linguaggi e obiettivi tanto diversi da rappresentare potenzialmente un ostacolo alla produttività e all’efficienza e quindi al successo del business. La sfida maggiore che la funzione Risorse Umane è chiamata a cogliere è quella di creare integrazione e interdipendenza tra le diverse professionalità, oltre che di costruire un sano equilibrio per arrivare a uno scambio efficace che generi valore. La soluzione è puntare sulla formazione continua.      

Bill Conley in Studying varied sustainability perspectives lo diceva già nel 2011: “Negli ultimi 15 anni l’ambiente di lavoro ha attraversato dei grandi cambiamenti, ma la vera rivoluzione deve ancora arrivare e sarà il fattore generazionale a provocarla. Il profondo mutamento che investirà filosofia, regole e prassi del luogo di lavoro rende necessario individuare un fattore ‘sostenibile’ e unificante, capace di trarre il meglio dalle nuove correnti generazionali emergenti all’interno dell’azienda focalizzandole su di un obiettivo comune”. A fronte della convivenza delle diverse generazioni in azienda, la funzione Risorse Umane deve creare integrazione e interdipendenza tra le diverse professionalità, ma pure costruire un sano equilibrio tra le persone affinché si generi valore. Il rischio, infatti, è quello di perdere competenze, creare sprechi di risorse o fare errori di valutazione; ma pure peccare di ottimismo verso il nuovo (o più giovane). Ecco allora che age management, assessment, senior talent management, processi di mentoring possono rappresentare un supporto prezioso. Lo strumento fondamentale per ridurre il divario tra senior e junior resta, tuttavia, la formazione continua, perché consente di creare punti di contatto attraverso lo scambio di esperienze, di far emergere aspetti altrimenti poco sentiti dalle diverse generazioni e stimolare un confronto produttivo trasformando il semplice e sterile passaggio di informazioni in un utile e prezioso trasferimento di saperi.

Quattro generazioni a confronto
Per la prima volta nella storia, in azienda si confrontano quattro diverse generazioni: i Maturi, i Baby boomer, la Generazione X e i Millennial.
I Maturi sono coloro nati prima del 1945, che hanno vissuto la Seconda Guerra mondiale e che sentono la famiglia tradizionale come un valore inestimabile, così come il rispetto, la fedeltà e l’esperienza. Connessi in modo limitato alla Rete, il loro interesse è riservato principalmente a inviare o ricevere e-mail, raccogliere informazioni sulla salute, attualità, finanza. Nel lavoro sono disciplinati, grandi lavoratori che apprezzano ricevere ordini e il lavoro ben fatto. Sono molto resistenti al cambiamento. Se ne vanno quando lo dice il capo e lavorano finché il progetto è ultimato. Ricompense e premi più apprezzati sono la sicurezza, la pensione e il riconoscimento per il lavoro svolto bene. Il loro motto è “cerca la sicurezza”. Il loro approccio alla formazione è “ho fatto la gavetta, ora tocca a te”.
I Baby boomer, nati invece tra il 1946 e il 1964, sono cresciuti con la televisione, la Guerra fredda, l’attivismo studentesco e femminista, la cultura dei giovani, i viaggi nello spazio e lo stare in casa dei genitori fino a un’età avanzata. Sono connessi in Rete per il 76% del loro tempo, accedono per lo più da casa con linea telefonica Adsl, piuttosto che wireless, in particolare per scrivere e-mail, ricercare notizie di salute e collegarsi alla banca. I loro valori sono rappresentati da reputazione, riconoscimento, competizione, indipendenza e duro lavoro. In ufficio sono motivati, orientati al servizio, lavorano bene in squadra e non vogliono essere controllati eccessivamente. Si fermano oltre l’orario di lavoro: arrivano presto e se ne vanno tardi. Come ricompensa – o premio – prediligono promozioni e aumenti di stipendio. Il loro motto è “formazione e lavoro duro equivalgono al successo”. Formazione per loro significa crescita professionale.
La Generazione X, nata tra il 1964 e il 1980, si è formata attraverso la crisi energetica, la prima ondata di tecnologia, la caduta del muro di Berlino, i video, l’Aids, le mamme lavoratrici (leggi figli lasciati soli), la diffusione del divorzio. I suoi rappresentanti sono connessi in Rete per il 96% del loro tempo e utilizzano il web in un’ottica multi-tasking: non solo social networking, ma anche siti governativi, istituzionali, ricerca di informazioni finanziarie ed economiche, organizzazione di viaggi e salute. I loro valori sono la flessibilità, l’onestà, il feedback e l’equilibrio tra lavoro e vita personale. Sono indipendenti, autonomi, non riconoscono l’autorità e sono focalizzati sulla crescita individuale. Lavorano per vivere. Si impegnano molto per concludere i progetti a loro assegnati, ma quando non è necessario vogliono essere liberi di vivere la loro vita fuori dal lavoro. Come riconoscimenti prediligono tempo libero piuttosto che bonus. Il loro motto è “investire in competenze professionali mobili”. Se imparano restano.
I Millennial (o Generazione Y o Echo boomer), nati dal 1980 al 2000, sono cresciuti con l’esplosione della tecnologia e dei media, la multiculturalità e la varietà della struttura familiare. Sono in Rete per il 95% del loro tempo; utilizzano il web in modo massiccio per comunicare e relazionarsi attraverso i social network, per svolgere ricerche, studiare, giocare, guardare video e ascoltare musica. I loro valori sono una forte leadership, il concetto di comunità e condivisione, fair play e diversità.
Sul lavoro si fidano di loro stessi: sono competenti, ottimisti, espliciti e collaborativi. Vedono il lavoro come un’attività che svolgono tra i weekend. Confidano molto nelle loro abilità e nella visibilità del loro valore e hanno una buona interazione con i leader dell’organizzazione. Vogliono lavorare con una squadra di alto livello sviluppando progetti in cui credono. Il loro motto è “multitasking o muori!”. Per loro l’apprendimento continuo è un modo di vivere.

Per leggere l’articolo completo (totale battute: 17000 circa – acquista la versione .pdf scrivendo a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434419)

 
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