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Convivio 2017, come creare occupazione in Italia: il mondo HR a confronto

Published on 31 marzo 2017

Come si crea lavoro in Italia? È questo il tema al centro de Il Convivio di Persone&Conoscenze, il più grande appuntamento dedicato al mondo della Direzione del Personale organizzato dalla casa editrice Este.
Ad aprire il convegno, tre colloqui-interviste gestite da Francesco Varanini, Direttore di Persone&Conoscenze e responsabile scientifico dell’evento, che ha poi visto il confronto tra Direttori del Personale e player di mercato in una prima tavola rotonda sul tema ‘competenze e prospettive future‘ e in una seconda sul ruolo dell’HR nella creazione di lavoro in Italia.

Convivio3

“È una passione diventata un business grazie alla volontà di vincere resistenze e timori, che purtroppo ancora oggi esistono tra i giovani”: esordisce così Franco Bergamaschi, Presidente del Consiglio d’amministrazione de L’Erbolario. Una storia, la sua, nata per una passione trasmessagli dal padre che non volle lasciare la sua casa per trasferirsi a Milano dove svolgeva la professione di grafico pubblicitario.

Tra i prodotti della terra del padre, Bergamaschi ha sviluppato la sua passione, sostenuta poi da una serie di ‘esperti’ incontrati nel percorso di studi, insieme con la moglie Daniela, la persona con la quale ha dato vita a L’Erbolario: “Hanno preso per mano due ragazzi e li hanno aiutati a concretizzare il sogno imprenditoriale”.

Infine c’è la voglia di riscatto dietro la storia di Bergamaschi, che ricorda come a 28 anni fosse disoccupato: “Vedevo i miei compagni di liceo ormai avviati alla carriera, mentre io ero senza soldi, anche perché uscivo da un brutto incidente che aveva dilapidato tutte le mie finanze; quindi masticavo amaro vedendo quanto stava succedendo intorno a me”.

Molti anni dopo, però, quel giovane senza lavoro, ma con un’idea imprenditoriale da sviluppare, è a capo di un’azienda che ha oltre 5mila punti vendita in Italia, 150 negozi e circa 880 persone impiegate.

Erbolario3

Sempre sul tema della creazione di posti di lavoro in Italia, Bergamaschi ricorda un progetto del 2012, nato a seguito della scelta, avvenuta nel 2004, di lanciare il franchising: “Il primo progetto era pensato più per gli imprenditori maturi con una solidità finanziaria; dopo otto anni, però, abbiamo visto le delusioni dei giovani che avrebbero voluto entrare nel franchising, ma non avevano le disponibilità economiche”.

È a quel punto che il fondatore de L’Erbolario – insieme con la famiglia che è ancora a capo dell’azienda, dentro la quale c’è anche la seconda generazione (“Non potrei cedere l’attività, sarebbe un tradimento”, confessa Bergamaschi) – decise di lanciare un nuovo progetto, ribattezzato Nuova erboristeria di successo (Nes): “Abbiamo stanziato 5 milioni di euro per finanziare l’apertura di nuove erboristerie, fornendo l’arredo e finanziando l’avvio dell’impresa con lunghe dilazioni dei pagamenti; inoltre ci occupiamo pure della formazione presso i negozi e lo stabilimento, per affinare le competenze dei giovani che entrano in questo mondo”.

A distanza di cinque anni dall’inizio del progetto, oggi Nes conta 82 erboristerie dove lavorano 140 persone: “L’obiettivo è arrivare a 100 aperture, poi rifinanzieremo il progetto e continueremo”.
“La vera soddisfazione è vedere tornare il sorriso a quei giovani che prima avevano vissuto molte difficoltà: questo è ciò che mi dà davvero piacere”, ammette Bergamaschi.

Eataly

Diversa l’esperienza di Vera Valtancoli, Responsabile Risorse Umane di Eataly, che è entrata nell’azienda di Oscar Farinetti un anno fa circa: “Quando sono arrivata, l’ufficio HR si occupava solo di amministrazione del personale e quindi ho avuto difficoltà a partecipare alle riunioni di business”. Perché, era il problema, la funzione del Personale non era vista come partner per sviluppare l’impresa. “Oggi l’obiettivo è lavorare sulla cultura, portando il valore umano al centro”, continua Valtancoli.

Dalla sua parte, la manager ha soprattutto l’eterogeneità di esperienze: “Ho avuto occasione di vivere in ambienti differenti e questa è stata una grande fortuna, perché sono stata in Deloitte, Unicredit e Luxottica; questi lavori mi hanno consentito di capire che per comprendere al meglio una cultura serve ‘adattarsi’ che non vuol dire snaturarsi, ma entrare in sintonia in un sistema per avere punti privilegiati di osservazione”.

Una delle sfide di Eataly in questa fase riguarda la gestione della comunicazione interna all’azienda: “Usiamo strumenti come WhatsApp, perché la comunicazione deve essere efficace e serve allinearsi con le esigenze dei giovani; l’importante quindi è far arrivare il messaggio e comunicare ciò che è importante, ricorrendo anche a modalità semplici da utilizzare”. E, per esempio, nell’azienda di Valtancoli, WhatsApp è stato recentemente usato per “comunicare l’avvenuto cambio dell’ora da solare a legale”, ma pure per “gestire la nuova apertura del punto vendita di Trieste”.

Altra sfida per Eataly riguarda anche il recruiting: “Ci stiamo espandendo e abbiamo numerose aperture di negozi in giro per il mondo”, precisa la Responsabile Risorse Umane, “e cerchiamo profili eterogenei con competenze soft distintive”. Sono soprattutto italiani i profili ricercati: “Li cerchiamo anche per i punti vendita all’estero, perché vogliamo mantenere l’italianità. Peccato però che facciamo fatica a selezionare le persone giuste: non sempre è facile trovare ragazzi che hanno voglia di raccogliere la sfida e lasciare l’Italia. Ci sono, ma non così tanti”.

Barisoni

Un contributo sul tema della creazione dei posti di lavoro in Italia arriva anche da Sebastiano Barisoni, Vicedirettore Esecutivo di Radio24. “La crisi in realtà non è mai finita”, esordisce il giornalista. Che sposta l’attenzione sul “paradigma del valore aggiunto”: “Viviamo in un mondo dove, per la prima volta, il cliente è al centro e che può verificare la veridicità delle informazioni e delle offerte in tempo reale, offrendo tuttavia un feedback continuo”.

Secondo Barisoni, allora, serve una consapevolezza di questo scenario per andare oltre. E soprattutto c’è bisogno di “superare la resistenza al cambiamento”: “Siamo un Paese che non è innamorato solo del passato, ma di tutto ciò che si faceva prima e facciamo fatica a capire che le cose sono cambiate”.

Il cambiamento, a giudizio del giornalista, passa dall’economia selettiva che non significa “favorire il più grande a scapito del più piccolo”: “Come sosteneva Charles Darwin, nella selezione vince la specie che meglio si adatta alla situazione e nel nostro caso vince chi è più sveglio e chi conosce di più”.

Inoltre è necessario “reintrodurre la categoria del merito”. Infine c’è da fare i conti con il sacrificio inteso come “azione da riscoprire per affrontare le sfide”: “In Italia amiamo le scorciatoie, ma non accettiamo che ci sia un percorso da seguire, perché viviamo sempre il sacrificio come una fatica e non come un momento di accrescimento”. Anche perché, secondo Barisoni, da sempre si sono fatti sacrifici e non si tratta di un tema che ha investito i giovani di oggi: “Un tempo c’erano altre difficoltà; si prenda la formazione che doveva essere curata con più fatica rispetto a oggi. E anche una volta non c’era nulla di regalato”.

 
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